Patto educativo: cominciamo dalla famiglia

in Cultura

Ogni giorno andiamo di corsa, vogliamo riuscire a fare tutto, anche più di quello che realmente serva, senza avere il tempo di fermarci e tradurre nella pratica quotidiana l’abitudine di parlare con i nostri figli, di guardarli negli occhi.
Capita di avere figli complicati, con un comportamento forte che mette in difficoltà loro e noi stessi tanto da non sapere come fare. – Le ho provate tutte ma niente, fa quello che vuole – A niente servono interventi drastici, bisogna giocare la carta del cambiamento attraverso la fiducia e l’amore.
Siamo capaci di lodare i nostri ragazzi per i loro punti di forza? Per ciò che sanno fare?
Facciamolo così sviluppiamo le loro competenze, li aiutiamo a pensare con la loro testa. E questo aumenta la loro autostima, la voglia di provare a fare da soli, di sbagliare, di mettersi in gioco, senza avere tutto pronto fatto da altri.
Invogliando i figli a prendersi cura delle proprie cose fin da piccoli e ad assumersi responsabilità rapportate all’età, li aiutiamo ad essere sicuri, ad aver fiducia in se stessi Da adulti ce ne saranno grati.
Di fronte alle loro richieste, magari dettate dalla moda, dall’essere parte del gruppo con quel taglio di capelli o quella maglietta che proprio non va, impariamo a capire se è una loro scelta piuttosto che il semplice uniformarsi alla compagnia per non sentirsi tagliati fuori.
Chiediamo di fornirci argomentazioni sostenibili, personali. Matureranno il pensiero critico e noi li avremo resi unici.
Non è facile, ci vuole tempo e si deve insegnare ad aspettare. Un sano momento di noia produce l’effetto di sviluppare la fantasia, la creatività dell’inventarsi qualcosa di nuovo anche ricercando la nostra collaborazione per un progetto comune e che, finalmente, sia diverso dall’usare il solito tablet o smanettare in un videogioco.
E il nostro patto educativo stabilito in famiglia sarà l’inizio di una fattiva collaborazione con la scuola che tanto fa per i nostri figli ma non si può sostituire alle nostre responsabilità.

Da sempre insegno e mi piace quello che faccio ma non posso negare che avere tanti interessi sia un incentivo per voler pensare a Saronno, la mia città, come quella che tutti vorrebbero propria.

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