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Quando l’aggressività si trasforma in bullismo.

in Cultura

Trattenere rapporti interpersonali significa essere disponibili prima di tutto all’ascolto e poi al dialogo.
Questo non accade sempre e spesso il conflitto prende il sopravvento con l’intenzione di convincere l’altro della validità del nostro pensiero a discapito di quello dell’altro.

Il sovrapporsi conflittuale di parole produce un’accozzaglia di termini che non porta avanti la relazione verbale ma anzi può trasformarsi in violenza verbale quando essa sfocia in attacchi personali pronunciati con l’intenzione di far male.

Perciò bisogna imparare a gestire il conflitto e acquisire competenze nel sapersi autoregolare tenendo sotto controllo le emozioni, sviluppare empatia nell’interessarsi a capire cosa vuole l’altro e attivare il pensiero critico per trovare soluzioni che accontentino entrambi i soggetti.

La rabbia è una delle emozioni che si prova nella vita, è istintiva e va gestita perché non si trasformi in aggressività verbale e/o fisica.
Dietro l’aggressività si nascondono tanti sentimenti come la frustrazione, la delusione, il sentirsi isolato piuttosto che la ricerca di attenzione o la sensazione di impotenza.
Da bambini l’aggressività è anche la conseguenza di eccessi di stimoli, è il modo dei bimbi di dire – basta – a giornate troppo ricche di impegni o anche la risposta alla frustrazione di quanto non è andato bene a scuola come il compito sbagliato o il no ricevuto alla richiesta di questo o quello.

Negli adolescenti invece l’aggressività è legata al momento contingente: tutto sta cambiando troppo in fretta nel corpo e nella mente che è in grado di comprendere sempre di più.
I ragazzi si sentono sopraffatti e ancora non sanno come reagire, non capiscono cosa stia succedendo e mettono in atto il conflitto con tutti ma, è certo, anche se non sembra, non viene messo in discussione il rapporto affettivo con i genitori.

Per essere certi però che si tratti di bullismo si devono verificare in modo ripetitivo situazioni in cui c’è l’intenzione e la volontà di compiere atti fisici, verbali o psicologici per offendere, far male o mettere a disagio la vittima prescelta che non è in grado di difendersi.
Così facendo il bullo si sente ammirato o temuto, si sente leader e quindi riconosciuto dagli altri, diventa un personaggio sempre in vetrina che persiste per farsi vedere e farsi ricordare.
Gli stereotipi imposti dai mass media, le dinamiche che scattano nel gruppo di pari, l’educazione troppo autoritaria impartita dai genitori in cui l’aggressività è la modalità di relazionarsi, piuttosto che un’educazione troppo permissiva che fa essere normale ciò che non è, sono da considerarsi elementi che possono causare forme di bullismo.
L’adulto per gestire i comportamenti aggressivi dell’adolescente deve cercare di comprenderne le ragioni, che ci sono sempre, aiutarlo a non reagire “di pancia” alle emozioni provate, prendere tempo non mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda, stabilire delle regole e porsi come esempio.
Ritorna così ancora più importante il patto educativo che deve partire dalla famiglia.

Da sempre insegno e mi piace quello che faccio ma non posso negare che avere tanti interessi sia un incentivo per voler pensare a Saronno, la mia città, come quella che tutti vorrebbero propria.

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