• pietra.jpg
  • Inciampo004.jpg
  • Inciampo005.jpg
  • Inciampo007.jpg

LA PRIMA PIETRA D’INCIAMPO A SARONNO: PER NON DIMENTICARE

in Cultura/Territorio/Vita Pubblica

La prima pietra d’inciampo a Saronno, per ricordare il saronnese Pietro Bastanzetti, deportato politico, arrestato in fabbrica a Milano il 17 marzo 1944 perché rappresentante della “commissione interna” e promotore degli scioperi del dicembre 1943 e del marzo 1944.

In quell’anno Pietro era sposato con Agnese, era padre di Giancarlo di nove anni e Maurizio di sei anni e tutti insieme vivevano a Saronno in via Ramazzotti 12, dove oggi viene depositata la pietra d’inciampo.

Dopo l’arresto Pietro, allora 43 anni, viene portato in carcere a Milano e tre giorni dopo trasferito a Bergamo; qui la moglie e i figli riescono a fargli visita due volte, incontri molto brevi e sotto sorveglianza armata. Nei giorni di detenzione Pietro scrisse una lettera alla sua amata Agnese e una lettera ai suoi cari figli, troppo piccoli per comprendere ciò che stava accadendo.

Il 5 aprile Pietro parte per il suo viaggio senza ritorno, diretto al campo di concentramento di Mauthausen in Austria: la sua matricola è 61562. Viene trasferito nel sottocampo di Gusen I per lavorare in condizioni di schiavitù, ammalandosi lentamente e riducendosi in condizioni pietose per la fame, lo sfinimento e le percosse. La sera del 1 giugno 1944, dopo nemmeno due mesi dal suo arrivo, Pietro sta molto male: due compagni lo portano in infermeria per le cure ma viene buttato fuori a calci e pugni perché ha solo 39,5 di febbre. La mattina seguente i due rivedranno Pietro sul mucchio di cadaveri posto davanti al forno crematorio…

Pietro Bastanzetti nato nel 1901 e assassinato nel 1944.

Colui che aveva arrestato Pietro venne processato nel mese di marzo del 1946 a Milano in corte d’Assise e condannato a 8 anni e 4 mesi. Tre mesi dopo in Cassazione a Roma ci fu la falsa testimonianza dei suoi superiori fascisti: essi sostennero che questo commissario di Pubblica Sicurezza dell’Ufficio Politico Investigativo della questura di Milano, in realtà era stato negligente perché avrebbe dovuto arrestare Pietro nel dicembre del 1943 e invece l’aveva arrestato solo nel marzo del 1944, quando non poteva più farne a meno. Spiegarono sotto giuramento che il commissario avrebbe dovuto arrestare 2.000 antifascisti e invece ne aveva arrestati e mandati a crepare nei campi di sterminio solo 200. Per la Cassazione costui era stato una specie di collaboratore della Resistenza e venne perciò immediatamente riconosciuto innocente, scarcerato e reintegrato nelle sue funzioni con tanto di arretrati pagati.

Le vedove, gli orfani e i deportati non hanno di certo ricevuto lo stesso favorevole trattamento.

In Italia, nonostante siano stati 44.500 i deportati nei campi nazisti, si parla quasi esclusivamente, e molte volte esclusivamente, degli 8.500 ebrei dimenticando, o volutamente ignorando, i 36.000 deportati politici.

Giancarlo, il primogenito, una volta adulto ha cercato in tutti i modi di portare a compimento l’opera iniziata dal padre e per questo si è dedicato, anima e corpo, all’informazione, alle visite guidate al campo di concentramento e alle iniziative per tenere viva la memoria dell’orrendo capitolo della storia vissuta in quegli anni.

Maurizio, il secondogenito, ha vissuto il dolore della perdita del padre nella sua intimità.

Un deportato sopravvissuto di Sesto San Giovanni, Mario Taccioli, ripeteva con grande passione: “la Resistenza non è compiuta”.

“Che piaccia o che non piaccia aveva ragione. I nostri morti sono morti sognando libertà e giustizia. Erano parole semplici ma estremamente chiare nella loro mente. Non sono morti per questa Italia volgare, cialtrona, cafona, infingarda. Non sono morti per questa Italia. I nostri morti aspettano ancora. Lasciatemelo dire: hanno già aspettato troppo, per nostra vergogna”, queste le parole di Giancarlo.

Oggi anche Giancarlo e Maurizio ci hanno lasciato, affidando il compito di “ricordare” ai loro figli Maria, Pietro, Lorenzo e Francesca e ai loro nipoti Matteo, Cecilia, Emma, Davide, Luca, Tommaso, Edoardo, Francesco, Giacomo, Bartolomeo, Rebecca e Margherita.

Il bisnonno Pietro scrisse alla moglie: “Ti raccomando alleva i nostri figli secondo lo spirito di suo padre, siano essi sani di corpo e di mente, buoni con tutti, colti, caritatevoli e difensori dei miseri, onesti in ogni loro azione, tenaci nella loro idee”. Agnese ha compiuto il volere del suo caro marito: i loro insegnamenti e i loro valori vivono oggi nei cuori dei loro pronipoti.

Ultime da Cultura

Vai a Inizio