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Cyberbullismo: la vicenda di Carolina Picchio

in Cultura/Territorio

 

Intenzionalità, ripetitività e squilibrio di potere sono le tre caratteristiche del comportamento aggressivo che vanno sotto il nome di bullismo e che si possono manifestare nell’ambiente scolastico dove il bullo, la vittima e il gruppo sono i protagonisti.

Oggi però gli atti di bullismo si riscontrano anche nell’ ambiente virtuale. 

Si parla allora di cyberbullismo in cui i social network  la fanno da padrone.

WhatsApp, Facebook, Instagram, Snapchat, Snow, Tumblr, Flickr, Musical.ly, YouTube, GroupMe, Twitter, Linkedin e altri permettono a tutti di sempre online o meglio onlife , per avere un’identità in vetrina, avere il maggior numero di like e sentirsi accettati.

Ma questi ambienti social risultano deresponsabilizzati, di facile accesso nonostante le recenti normative sull’età minima di utilizzo, senza un reale controllo da parte degli adulti e quindi adatti a poter minacciare, deridere e offendere.

Chi è vittima di tali aggressioni non può difendersi facilmente: è vittima ovunque si trovi, a qualunque ora del giorno o della notte, è vittima di chiunque ne condivida un’immagine o un video decidendo di inoltrarli a singole persone o a gruppi provocando conseguenze anche tragiche.

Una rete che si espande senza controllo mantenendo per sempre la traccia nel web.

La fascia d’età più a rischio è tra gli 11 e i 14 anni , periodo di grande cambiamento fisico non ancora supportato da una maturità psicologica.

Secondo recenti statistiche il 5,9% degli adolescenti affermano di aver subito vessazioni tramite sms, chat o sui social network e il 7,1% sono ragazze contro il 4,6 dei ragazzi.

Proprio come Carolina Picchio.

Venerdì u.s. nella Chiesa Regina Pacis, nell’ambito dei Venerdì di Quaresima,  Paolo Picchio, papà di Carolina, ha raccontato la vicenda della figlia di 14 anni, vittima di cyberbullismo nel 2013.

Durante la serata alla presenza di molti genitori, ragazzi e nonni è stato  mostrato il filmato che ha ricostruito quanto subito da Carolina ad una festa a casa di amici che la vedeva ubriaca, incosciente e vittima di azioni denigratorie nei confronti della sua persona. 

La ripresa della festa viene messo in rete da un ragazzo e diventa subito virale. 

Sulla  pagina Facebook della ragazzina compaiono migliaia di insulti molto offensivi fatti anche da persone che nemmeno conosceva. Carolina si vergogna, si sente umiliata, non esce più di casa e non riesce proprio a riprendersi. Così la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si fa un selfie che pubblica su Instagram come per lasciare un ultimo ricordo di sé in rete, scrive un messaggio: “ Perché questo, beh bullismo tutto qui. Le parole fanno più male delle botte, fanno male!  Ma io chiedo a voi non fanno male? siete così insensibili?” E si getta dal balcone.

Dopo un’indagine sui social i carabinieri scoprono l’esistenza del video e 5 ragazzi finiscono sotto inchiesta. 

La forza di questo papà che, nel nome della figlia, si è fatto promotore della lotta contro il cyberbullismo ha portato all’approvazione della Legge 29 maggio 2017 n. 71  entrata in vigore il 18 giugno 2017 che dà disposizioni a tutela dei minori per prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo. 

Oltre a dare la possibilità al minore ultraquattordicenne, vittima di cyberbullismo, di richiedere al Gestore del sito internet o del social media l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in rete, la Legge 71 prevede che negli Istituti Scolastici venga individuato un docente referente che attivi iniziative di prevenzione e contrasto al cyberbullismo collaborando anche con le Forze di Polizia e le Associazioni presenti sul territorio. Il Dirigente Scolastico che viene a conoscenza di atti di cyberbullismo è tenuto ad informare i genitori dei minori  coinvolti e prevedere, nel Regolamento d’Istituto, chiare sanzioni disciplinari.  Infine per il minore di età compresa fra i 14 e i 18 anni, autore di atti di cyberbullismo, in assenza di querela o denuncia, scatta l’ammonimento da parte del Questore.

Un grande passo avanti è stato fatto con l’approvazione della Legge ma la famiglia rimane sempre il luogo principale di educazione, di guida, di esempio per i propri figli.  L’ambiente digitale  va conosciuto e affrontato con le giuste competenze per non cadere nella trappola del mondo virtuale.

I consigli forniti dal papà di Carolina, sono consigli di un buon senso che puntano soprattutto affinché i ragazzi imparino a recuperare la propria responsabilità e il rispetto di se stessi.

Da sempre insegno e mi piace quello che faccio ma non posso negare che avere tanti interessi sia un incentivo per voler pensare a Saronno, la mia città, come quella che tutti vorrebbero propria.

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