EX-LESA: IL SOGNO DI FAR RIVIVERE UN’AREA INDUSTRIALE

in Territorio

Abbiamo incontrato Marco Gandola, incuriositi da quanto raccontatoci da un architetto saronnese a proposito del suo innovativo progetto di ristrutturazione nello stabile ex-Lesa, a ridosso del retro della stazione ferroviaria di Saronno Centro. Ci accoglie proprio in questo spazio – che ci fa visitare spiegandocene la storia – ed è subito evidente il contrasto tra l’esterno di tutto l’edificio (che data 1959) e l’innovatività degli ambienti che uno sguardo rivolto al futuro ha saputo creare all’ interno.
Marco Gandola, classe ’74, nasce a Lucca da madre tedesca e padre di Bellagio, ma da sempre abita a Saronno. Dopo la laurea in Economia all’ Università Bocconi di Milano ed un anno di esperienza in Austria (Paese originario della moglie), inizia a lavorare per SIGES, il gruppo di aziende informatiche fondato dal padre, che conta attualmente un centinaio di persone in organico. In azienda si occupa di diversi aspetti – direzione finanziaria, del personale – ma inizia anche ad interessarsi ad un nuovo progetto che lo appassiona personalmente: il recupero dell’area industriale ex- Lesa. Il grande complesso – adiacente all’ingresso del retro della stazione ferroviaria di Saronno Centro – risulta sicuramente familiare alla vista dei molti pendolari che ogni giorno vi si recano per prendere il treno. La Lesa è stata un’azienda italiana fondata nel 1929, produttrice di componenti elettriche e nota al grande pubblico soprattutto per i giradischi portatili prodotti negli anni ’50 e ’60. Dopo la chiusura della società negli anni ’70, l’edificio è divenuto in parte l’insediamento di piccole attività artigianali. Anche la sede della Siges si trova qui, e circa quindici anni fa – a seguito di una riorganizzazione – alcuni uffici rimasti inutilizzati vengono affittati ad aziende diverse, creando di fatto un piccolo business centre. Negli anni successivi, al liberarsi di nuovi spazi, Marco Gandola decide di scommettere sulle potenzialità dell’edificio ed acquista nuovi lotti, andando ad ampliare il modello di spazio di lavoro condiviso che si stava già affermando anche in altre città.
Nel tempo, la società di Gandola arriva ad acquisire nell’ edificio un totale di 4000 mq, di cui 2500 sono attualmente adibiti a Business center, dove si cerca di creare una comunità che possa condividere oltre agli spazi, anche le idee e le esperienze professionali. Uno dei progetti su cui si sta lavorando attualmente è quello di una Digital Academy, in cui portare talenti, cultura, competenze e creare un circolo virtuoso di persone disposte ad investire in città. Ci sono già collaborazioni in essere con Bicocca, per l’inserimento di ragazzi che hanno seguito il Master in Marketing & Technology Optimisation e con la scuola L’ Albero Musicale per progetti creativi quali Video-making, cultura, musica, foto-laboratorio ed altre attività che riescano ad autofinanziarsi.
L’idea di base è che intorno a queste aree si debba riuscire a creare un interesse al recupero, perché una volta svuotate diventano quasi impossibili da ripopolare e sono destinate solo al declino e ad una futura demolizione. L’ edificio in cui si colloca questa idea di business – se dall’ esterno appare datato e da sottoporre ad interventi di ristrutturazione – all’ interno offre invece spazi luminosi, ristrutturati  in uno stile informale, efficiente e contemporaneo. La posizione è assolutamente strategica, di connessione tra la ferrovia, la zona Matteotti e Posta nuova e tutte le grandi aree dismesse che si estendono lungo la Via Varese. Per questo, ogni ragionamento sul futuro delle aree dismesse può difficilmente prescindere da questo stabile e dalla sua centralità. I progetti in essere al momento su parte delle aree dismesse saronnesi riguardano prevalentemente residenziale e commerciale, che però spostano il consumo senza creare un nuovo indotto di entità rilevante, come potrebbero fare invece nuove aziende. Un altro nodo da sciogliere rimane quello dell’ormai cronica carenza di parcheggi di quest’area. Qualsiasi società che valuti questa posizione richiede di poter avere dei parcheggi assegnati per i propri dipendenti e visitatori da ricevere.
Dietro a tutto questo lavoro, c’è la volontà di ri-creare, l’idea di far rivivere qualcosa che sembrava destinato all’ abbattimento, facendolo rinascere con una nuova bellezza. “L’ importanza del recupero – spiega Gandola – comporta anche un nuovo concetto culturale da far passare. In questo spazio le persone non dovrebbero condividere solo delle stanze, ma anche dei progetti.” Spesso a parole tutti sosteniamo il recupero di spazi inutilizzati, ma poi non siamo disposti a rinunciare a qualcosa in più che uno spazio nuovo ci può dare a livello di confort rispetto ad uno ristrutturato. Anche a livello legislativo sarebbe necessaria una maggiore incentivazione economica per il recupero del patrimonio esistente, per renderlo più attrattivo ed invogliare i potenziali investitori a non pensare solo di demolire, ma anche a riutilizzare spazi che hanno un passato, una storia, che hanno avuto una propria vita e fanno anche parte della nostra memoria collettiva e tradizione industriale.
Le aree dismesse e tutta l’area del retro stazione sono l’ultima grande occasione per Saronno di poter utilizzare una porzione di territorio di  grandi dimensioni per il rilancio della città. E’ vero che sono tutte aree di proprietà privata, ma i progetti come Innvation Hub Comonext, sorto a Lomazzo come recupero dell’ex filatura Somaini – grazie al supporto di Fondazione Cariplo, Camera di Commercio di Como, Confindustria Como, Politecnico di Milano ed Amministrazione comunale di Lomazzo – o l’ area ex- Cantoni di Legnano (collocata proprio nel cuore della città) dimostrano come ci sia bisogno di visioni innovative, proiettate su qualcosa che ancora non esiste per ridare slancio ai nostri centri urbani e ad aree che si sono spopolate per la chiusura di molte attività industriali e la carenza di nuove aziende sul territorio. Sapranno i politici che governano la nostra città essere all’altezza di queste sfide che i tempi ci propongono ?

Saronnese da sempre, sono vegetariana da anni, amo i gatti, i libri, i viaggi, la moda (in ordine sparso). Ho vissuto la realtà imprenditoriale di Saronno e zone limitrofe grazie all'esperienza nell'azienda fondata da mio padre. Mi piacerebbe aiutare a far rifiorire la Saronno vivace ed animata dei miei ricordi d'infanzia e di adolescenza.