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Lorella Moiso

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Lorella Moiso
Lorella. Saronnese dall’età di sei anni. Le mie giornate sono ritmate dalla duplice professione: mamma di due ragazze, e la gestione di contratti commerciali. Attraverso il blog vorrei iniziare un viaggio per conoscere insieme a voi, Saronno, i saronnesi e non solo. Benvenuti a bordo, levate le ancore, si parte!

2020: C come Coronavirus. No, M come Musica.

in Cultura

La prolungata routine domestica si sta rivelando occasione di letture di ogni genere, mi sto sforzando di smaltire la pila di libri e giornali accumulatasi sul comodino che in un qualche momento ho iniziato a leggere e non ho terminato. Ma oggi ad attirare la mia attenzione fino a spingermi a scrivere questo articolo, è stato il post che Marco, di Saronno, ha pubblicato su Facebook, dove rievoca un gruppo musicale di cui ha fatto parte: i Maxophone. I Maxophone sono stati un gruppo di rock progressivo italiano degli anni settanta, che si sciolse e si riformò alla fine degli anni duemila. La registrazione del loro primo album omonimo uscì alla fine del 1975: fu un ensemble innovativo per l’epoca dove varie tendenze musicali come il Rock l’R&B, il Folk e la musica classica venivano fuse insieme. Negli anni successivi ci furono grandi cambiamenti sia nell’ambito musicale che in quello strutturale delle case discografiche. L’arrivo di una musica di grande consumo la “Disco” con la “La Febbre del Sabato Sera” fece da spartiacque e molti gruppi cessarono l’attività discografica.  Nel 2008 il gruppo si ricostituisce definitivamente: ai due membri storici Sergio Lattuada (tastiere e voci)  e Alberto Ravasini (voce tastiere e chitarre) i Maxophone 2.0 hanno aggiunto Marco Tomasini (chitarra e voci) Carlo Monti (batteria percussioni e violino)  e Marco Croci (basso e voci), formazione che darà vita  alla “Fabbrica delle nuvole”, (con debutto presso il Teatro Giuditta Pasta di Saronno),  album che vanta un importantissimo contributo “postumo” del grande poeta bolognese Roberto Roversi (autore dei testi degli album anni settanta di Lucio Dalla), che prima della sua morte, ha regalato ai compagni dei componimenti pensati come le liriche del futuro album, una delle migliori proposte del 2017 in campo progressive.

Il Progressive Rock in Italia è giunto con due anni di ritardo rispetto all’Europa, noi italiani siamo molto aperti alla cultura e alla creatività, lo dimostriamo nella moda, nell’architettura, nella pittura e in tutte le arti. La nostra storia è piena di geni e di conquistatori. Con questo carattere e voglia di creare, i nostri artisti musicali hanno sposato a pieno la causa sperimentale.

Questo genere musicale tratteggia uno degli episodi più importanti della musica leggera italiana, che ha riscosso successo anche oltre i confini nazionali, soprattutto con gli Area, gli Arti e Mestieri, il Banco del Mutuo Soccorso, i Goblin, Le Orme, i New Trolls, la Premiata Forneria Marconi, gli Osanna ed il Balletto di Bronzo. Il primo album con tracce di “progressivo” fu l’album Dies Irae dei Formula 3, prodotto in gran parte da Lucio Battisti e il primo lavoro progressive a godere di credito anche fuori dall’Italia, si ebbe nel 1971 con l’uscita di Collage, secondo LP delle Orme.  Nei primi anni settanta il genere musicale veniva chiamato più semplicemente “Pop Italiano”. Negli anni sono stati prodotti anche dischi “incompresi” in edizioni limitate, spesso più apprezzati all’estero. Questi dischi sono divenuti oggetto di culto per molti collezionisti del genere. Concludo soddisfatta la mia piccola ricerca e scopro che su PANORAMA.it (10 Aprile 2014), la giornalista Micol De Pas riporta in un suo articolo una classifica dei 100 migliori dischi del prog italiano stilata dal musicista discografico Mox Cristadoro, dove rientra il Gruppo dei Maxophone nome del sestetto saronnese. Per chi volesse ascoltare (tutto reperibile su Youtube), vi suggerisco:

  • il brano dall’Album Maxophone 1975 “C’è un paese al mondo”
  • dall’Album dei Maxophone intitolato Fabbrica delle Nuvole “Estate 41
  • per poi passare a: “Impressioni di Settembre” o “Celebration” della PFM
  • Gioco di Bimba” o Sguardo verso il cielo” del Gruppo LE ORME

Sempre sul profilo di Marco, apro il trailer di Julius (Julius è Giuseppe Chiriatti, compositore, arrangiatore tastierista e cantante di rock progress) che propone un  pezzo intitolato “Cut the Tongue” con la promessa: “Let him entertain you: here’s a sample from “Cut the tounge”, just a preview of the whole work soon available for all of you”.

#stayathome too!

 

UNITRE: L’UNIVERSITA’ NUOVA PER OGNI ETA’

in Cultura/Territorio/Vita Pubblica
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Buongiorno a tutti, la scelta degli argomenti da trattare è veramente ampia e soprattutto meritano tutti la nostra attenzione. Dobbiamo fare nostro il desiderio di salvaguardare ciò che la nostra città ha da proporre.

Oggi parlerò di UNITRE, una realtà che rappresenta un valore aggiunto per Saronno. Il nome UNIVERSITA’ DELLE TRE ETA’ penso sia totalmente rispondente a ciò che offre perché pensata con l’intenzione di aggregare persone, di generazioni diverse, che attraverso la vasta gamma di corsi proposti, possono accedere all’informazione e alla cultura senza preclusioni di alcun tipo. L’Università delle Tre Età Unitre Saronno offre un corollario di cinque categorie di corsi che vanno dalla Cultura Generale ai Laboratori, dalle Lingue straniere all’Informatica fino ad offrire la possibilità di svolgere corsi di Attività motorie. Le lezioni sono tenute da docenti universitari, professionisti ed esperti nelle varie discipline e sono realizzate quotidianamente. Gran parte dei corsi si svolgono presso le aule dello storico edificio Regina Margherita: si tratta di aule efficientemente attrezzate, per svolgere le lezioni in modo consono alla disciplina dedicata. Unitre Saronno può contare sull’utilizzo di altre strutture dislocate nella città quali il Cinema “Prealpi”, il Cinema “Silvio Pellico”, la Cooperativa “Scelag” di Gerenzano, la Palestra “Danzarte”, la Palestra “Casa del Partigiano”, la Palestra “Ex- Bocciodromo”, la Palestra c/o Mons “Ugo Ronchi”, la Palestra “Leonardo da Vinci” ed il Parco Lura per le attività all’aperto. Accanto alle lezioni non mancano altri momenti significativi quali conferenze, convegni, incontri, seminari, manifestazioni, rappresentazioni teatrali – musicali – artistiche, gite culturali, visite guidate, attività sociali turistiche e di tempo libero.

Unitre Saronno raccoglie un bacino di 1.900 iscritti circa, di cui il 10% costituito da giovani e il 50% sono residenti fuori città, motivo per cui contribuisce a rendere Saronno una città attrattiva e capace di accogliere a sé interesse e affezione. Il patrimonio dell’Associazione è costituito dalle quote sociali (70 euro per ogni anno accademico), dai contributi o sovvenzioni di Enti Pubblici e/o privati per la realizzazione di obiettivi conformi agli scopi dell’Associazione e da ogni altra entrata consentita dalla legge e accettata dall’Associazione.

Si deve la nascita di UNITRE Saronno ad una grande intuizione del costituzionalista GIOVANNI TERZUOLO persona “dalle illuminate conoscenze giuridiche” nonché esponente di primo piano della società civile saronnese. Terzuolo, propenso alle attività filantropiche, decise di dare vita ad un’associazione di volontariato che portasse la cultura a tutti, e in particolare a chi non aveva potuto accedere agli studi, e purtroppo in passato capitava spesso, e scelse per questo Unitre, un’associazione internazionale.

Il 23 Giugno 1994, grazie a lui, nacque la sede autonoma di UNITRE Saronno.

Giovanni Terzuolo collaborò a numerose iniziative saronnesi volte al sociale, fra le quali vanno ricordate l’Associazione culturale “Incontri saronnesi”, (1966 con il Professor Nino Villa e la signorina Maria Lattuada) e la sua partecipazione al gruppo promotore della Banca del Tempo nel 1996 con la signorina Bambina Basilico. Merita menzione l’assegnazione a Terzuolo del Premio La Ciocchina per le molteplici iniziative promosse con proficuo e disinteressato impegno, in campo sociale, in magistratura e nel campo civile e culturale a favore e a lustro della comunità saronnese.

Anche UNITRE il 25 Ottobre 2014, con la dottoressa Laura Succi, allora Direttore dell’Associazione, ebbe l’onore e il merito di ritirare il prestigioso premio La Ciocchina. Già allora Unitre Saronno poteva vantare 160 corsi attivi e un altissimo numero di iscritti.

UNITRE è totalmente basata sul volontariato che ha messo con coraggio un seme essenziale per la crescita di Saronno. Tanto è stato fatto per raggiungere standard ottimali e molto si potrebbe ancora fare come ad esempio considerare la necessità di una nuova sede per la quale servono nuove risorse. Portando all’attenzione del Pubblico e delle Autorità questo tema, ci auspichiamo che non venga mai meno il sostegno a questa irrinunciabile realtà.

UNITRE comunica le proprie iniziative agli Iscritti e a chiunque volesse informazioni tramite il sito www.unitresaronno.it

*Un ringraziamento a Lucia Saccardo e a Laura Succi rispettivamente Presidente e Presidente onorario di UNITRE Saronno, che hanno accolto favorevolmente l’iniziativa di pubblicare questo articolo.

CALCIO FEMMINILE: CI HAI MAI DAVVERO PENSATO? È COOL

in Territorio/Varie ed Eventuali
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Ci siamo appena accorti di quanto le donne siano brave a giocare a calcio durante i Mondiali (7 milioni e 300 mila gli italiani incollati allo schermo della tv per seguire una delle partite exploit) dove competenti squadre al femminile hanno sbriciolato in soli 90 minuti tabù, false credenze e convinzioni che escludevano le donne dai campi di pallone.

Il Mondiale di calcio femminile Francia 2019 ha fatto da termometro allo stato di salute del movimento globale confermando che tra le vecchie gerarchie c’è qualcosa di nuovo che si muove. L’Italia, eliminata ai quarti ma omaggiata al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un esempio di movimento in rapida ascesa. Non l’unico e nemmeno il più eclatante tra club professionistici e giocatrici dilettanti per legge.

Il fenomeno del calcio al femminile è esploso già da qualche anno e le scuole fanno il pieno di iscritte ma a fronte di oltre 700.000 calciatori dai 5 ai 16 anni tesserati alla Figc (il 20% della popolazione per fascia d’età), ci sono 11.891 calciatrici della stessa fascia di età (0,4% della popolazione), attestano le statistiche Figc del 2017. Le tesserate Dilettanti (dai 14 anni in poi) sono invece 8.109, le tesserate ‘calcio a 5′ sono 2.693 e le Giovanili (primi calci, piccoli amici, pulcini, esordienti, giovanissime e allieve dai 5 ai 14 anni) sono 66.193 secondo i dati di LND (Lega Nazionale Dilettanti). A questi livelli le bambine spesso giocano ancora insieme ai maschi fino ad arrivare alla categoria Allievi. E’ a questo punto che si pone il problema: troveranno un club tutto al femminile o smetteranno di giocare perché non trovano una collocazione?

Intanto per abbattere le differenze di genere che interessano tutto il mondo calcistico – basti pensare che alla Coppa del Mondo di calcio femminile ci sono in palio 30.000 euro mentre per i mondiali maschili si parla di 150.000 euro – si mobilitano anche i social: il movimento #TheSameCup, ha appena lanciato una petizione su Change.org indirizzata alla FIFA affinché la Coppa del Mondo abbia identico valore per donne e uomini e dal tutto il mondo si stanno formando gruppi nazionali di raccolta firme. Dal canto suo il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha annunciato i primi di giugno da Parigi di avere destinato 500 milioni di dollari al calcio femminile per i prossimi quattro anni. Un budget che andrà a finanziare i programmi di sviluppo, la Coppa del Mondo e le gare Giovanili.

Intanto crescono le piccole calciatrici ultra motivate e le scuole calcio dei quartieri delle principali città italiana registrano il pieno di iscrizioni.

Un esempio è la rinomata ‘Roma Calcio femminile’ diretta dal secondo portiere della AS Roma Valentina Casaroli che nel 2013 aveva 5 iscritte. Sugli stessi campi adesso si allenano 130 bambine dai 7 ai 12 anni. “Tutte motivatissime e molto più ricettive dei maschietti perché le donne, per conquistare il campo da calcio, hanno dovuto prima vincere la loro partita a casa. I genitori delle calciatrici infatti, al contrario di quanto non accada per quelli dei maschi, sono dubbiosi e le accompagnano spesso sperando che si tratti di un capriccio da assolvere in un paio di allenamenti. Le ragazze però difficilmente appendono gli scarpini al chiodo” precisano entusiasti gli allenatori!

In Italia sempre più ragazze cominciano a giocare a calcetto per trovare un’alternativa più divertente alla solita attività sportiva da palestra.

COME COMINCIARE?

Ti diamo qualche dritta per capire cosa cercare esattamente e su quali aspetti concentrarti se vuoi dedicarti con passione a questo sport, allevare il tuo spirito di squadra e accrescere in te un sano agonismo.

  • Informati prima di tutto sulle strutture che organizzano squadre di calcio sul tuo territorio. Cerca da subito una realtà che risponda alle tue esigenze, che ti garantisca un ambiente tranquillo e familiare, nell’ottica di avvicinarti allo sport con un approccio genuino e divertente. Se poi il tuo obiettivo è trovare un’attività sportiva alternativa, cerca una situazione in cui l’agonismo della squadra non la faccia da padrone. Insomma, sei lì per trascorrere del tempo, allenarti e soprattutto divertirti.
  • Assicurati che ci sia un gruppo che ti possa accogliere senza farti sentire a disagio se non hai alcuna esperienza. È un momento di condivisione e di spirito di squadra, non l’occasione per sentirsi in competizione o in difetto. Controlla anche che la divisione non sia in funzione solo dell’età.
  • Non pensare solo al campo in cui allenarti, guarda anche le strutture che creano il contesto: gli spogliatoi o un bar dove ritrovarsi dopo l’attività sportiva. Il prima e il dopo fanno parte integrante della tua esperienza e trovare i luoghi ideali la rendono ancora più piacevole.
  • Ricordati, infine, di farti consigliare la giusta attrezzatura, dalle scarpe ai calzini fino ai parastinchi, e in breve tempo potrai parlare con cognizione di causa di fuorigioco e calci d’angolo.

Che ne dici? Pensi che sia uno sport che possa fare per te?

SPORT E SOLIDARIETA’ UN CONNUBIO PERFETTO PER COMBATTERE LA DIVERSITA’

in Territorio/Varie ed Eventuali/Vita Pubblica

Sabato 8 Giugno, presso il Centro Giovanile “ Monsignor Ugo Ronchi” in Via Cristoforo Colombo a Saronno,  verrà rieditato il torneo di calcio a 7 di beneficenza, grazie all’impegno della Società sportiva calcistica GS Robur 1919, e Arcadia di Saronno che opera sia in ambito socioculturale che sportivo.  Entrambe sono realtà note  per il loro dinamismo nel promuovere i valori dell’aggregazione  e della solidarietà.

Questa giornata calcistica, in cui sarà ricordato il giornalista recentemente scomparso – Gianni Stirati molto conosciuto a Saronno –   vedrà  impegnati  per primi, i bambini alle ore 10, in seguito alle ore 14 si disputerà il torneo adulti. Durante l’evento sarà allestita una mostra  di mail art  a cura di Gianpaolo Terrone  e, a fronte di un’offerta minima di 5 euro, sarà previsto un aperitivo, gradita occasione  di socialità fra gli ospiti. Il contributo donato dalle undici squadre impegnate nel torneo,  sarà devoluto al Centro Diurno Disabili Beata  Teresa di Calcutta di Saronno.

Promuovere  azioni fatte per il bene comune è un contributo che Sharesaronno continua a mettere a disposizione. Anche in questa occasione: condividiamo la città!

L’EUROPA E’ UN PROGETTO INDISPENSABILE PER IL MONDO

in Territorio/Vita Pubblica

L’Europa sta attraversando un momento molto delicato della sua storia, e il voto del 26 maggio è un tornante decisivo. A segnalarlo, sono stati Giuseppina Paterniti, direttrice del Tg3Rai, Giuseppe Tognon, professore ordinario alla Lumsa, e Paolo Pombeni, professore emerito all’Università di Bologna, protagonisti della prima serata del Convegno Cei #ComunitàConvergenti, svoltosi ad Assisi i giorni scorsi.

L’Italia porterà a Bruxelles 76 rappresentanti che avranno il compito di eleggere il nuovo Presidente della Commissione Europea e la vera sfida questa volta è tra chi è a favore dell’Europa e chi contrario: da una parte ci sono i partiti pro Europa, dall’altra i partiti sovranisti. Allo stato attuale della situazione politica Italiana, il feeling con l’Europa sta perdendo di consistenza e le Elezioni Europee  vengono percepite come distanti da noi, eppure c’è tanta Europa nel nostro quotidiano.

Non sottovalutiamo e non diamo per scontato i vantaggi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea, come i 70 anni senza guerre, la salvaguardia dei diritti umani affinchè nessuno Stato li calpesti, la possibilità per ogni cittadino di lavorare e vivere in ogni stato membro. Siamo oltre 500 milioni di cittadini europei forti nel mercato che rappresentiamo, l’Europa deve però, in materia di politica commerciale, raggiungere quel processo unitario di cui abbiamo bisogno. Mai come ora possiamo commerciare, far girare il denaro, muovere finanziamenti, ma mai come ora, alcune centinaia di mestieri sono stati messi in discussione o eliminati dalle nuove tecnologie, creando malumori nella società. La chiusura dei vecchi negozi perché c’è il commercio elettronico, ha suscitato contrarietà , delusione e aumento del disagio, creando consenso verso partiti che sembrano offrire rimedi facili.

Alle prossime elezioni europee si gioca una partita molto importante anche per le donne. Lo scontro è tra il modello tradizionale portato avanti dai nuovi sovranisti e quello nordeuropeo scandinavo, ma anche franco-belga e olandese che ha finora influenzato l’Europa in termini di politiche di genere. Numeri alla mano, la penisola scandinava ha sempre avuto ottime statistiche quanto a donne occupate, servizi alla persona, partecipazione politica ed economica, oltre alla capacità di influenzare l’agenda politica europea, diventando modello anche per paesi con dati meno edificanti come l’Italia. Se non ci fosse stata l’Europa saremmo state molto peggio, non possiamo non riconoscerlo, il ruolo che l’Europa ha svolto a tutela dei diritti delle donne è stato fondamentale. È l’Europa che esige dai singoli paesi l’istituzione di organi governativi dedicati alla parità tra uomini e donne, che prevede nei fondi strutturali, l’inserimento della tematica della parità nelle varie politiche dell’Ue (il gender mainstreaming).  “L’Europa è la paladina dei nostri diritti, perché si basa sui principi di trasparenza e pluralità di opinioni, valori che impediscono che a livello nazionale qualche governo possa decidere da solo, per esempio facendo leggi sessiste che ci riportano indietro negli anni.” A dirlo è Isabella Lenarduzzi, figlia di uno dei “padri” dell’Erasmus Domenico Lenarduzzi, immigrato italiano a Bruxelles che divenne funzionario della Comunità Europea. Erasmus, è un progetto di apertura ed inclusione allo studio per i giovani, finanzia una gran quantità di opportunità di studio e formazione e ha plasmato (dal 1987) generazioni di giovani, di cui 41.000 italiani che ogni anno partono, grazie a questo programma. Isabella crede nell’Europa, promuove politiche a favore delle donne e ha scritto, insieme ad altre nove signore, “Europee. Dieci donne che fanno l’Europa” (Textus Edizioni).

L’Unione Europea finanzia programmi per aiutare gli Stati a contrastare la violenza sulle donne e con la Convenzione di Istanbul, ratificata anche dall’Italia, ha emanato il primo quadro giuridico internazionale sul tema, invitando i membri a darsi da fare, con le loro leggi, su prevenzione, protezione e punizioni. Ci sono ambiti, come il lavoro, in cui le istituzioni sovranazionali non possono intervenire ma solo fissare direzioni, obiettivi, che poi ogni singolo Stato, con le sue leggi, dovrebbe seguire. Lo stesso sulla parità salariare, che è un tasto dolente non solo in Italia: i due terzi dei manager europei sono uomini e guadagnano in media il 23% in più. Ma i poteri dell’Unione sono limitati. Se fin dagli atti costitutivi si è deciso che alcune politiche, come quelle sociali e del lavoro, restassero di competenza dei singoli Stati, adesso non è legittimo aspettarsi che la Ue, da sola, risolva i problemi: non può farlo, non è in suo potere. Almeno finché i Paesi membri non trovino un accordo.

Nei fondi sociali europei c’è un capitolo dedicato all’imprenditoria femminile che stanzia risorse economiche a disposizione delle Regioni. Molte donne, anche in Italia, si sono messe in proprio grazie alle iniziative promosse dall’Unione.

Nuove imprese a tasso zero E’ un’iniziativa per sostenere l’imprenditoria locale in tutta Italia con finanziamenti fino al 75% delle spese sostenute (per un massimo di 1,5 milioni di euro). Le agevolazioni spettano agli under 35 e tutte le donne senza limiti di età (info:invitalia.it)

Programma per l’occupazione e l’innovazione sociale E’ gestito dalla Commissione europea ed è pensato per chi ha difficoltà a mettersi in proprio perché non ha sufficienti garanzie: permette di ottenere microcrediti, (prestiti sotto i 25.000 euro, anche senza avere un capitale di partenza (info: ec.europa.eu).

Smart&Start Finanzia start up per progetti di economia digitale, in ambito scientifico, energetico o ambientale. Sostiene le nuove imprese che sviluppano prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico. Offre mutui senza interessi ed un sistema di tutoraggio (info: smartstart.invitalia.it).

Wegate.eu  E’ il portale con tutti i contatti utili degli enti che collaborano con le istituzioni europee per fornire servizi alle donne imprenditrici.

Deve passare un messaggio di pace attraverso l’Europa per tenere a bada le brame nazionalistiche. Tra molte difficoltà, momenti più o meno favorevoli, il cammino va inteso all’interno di un processo teso al miglioramento.

ENZO MUSCIA E LA FORZA DELLA VITA

in Territorio/Varie ed Eventuali

“La passione e la creatività sono il cuore pulsante che mi hanno mosso fin qui, da quando ero bambino. All’età di otto anni mi fu regalata una pista elettrica di Formula Uno. Notai che le macchinine funzionavano solo se ben appoggiate al circuito perché andavano con la corrente. Incuriosito, provai a collegare le spazzole di lame di una macchinina con i poli di una batteria a 9 volt e scoprii che le ruote giravano. Da qui è nata la passione per l’elettronica”. Esordisce così Enzo Muscia durante il nostro incontro nella sua Azienda “A Novo Italia S.r.l” in Saronno. Nel suo ufficio, in modalità work in progress, ci sono totem che lo ritraggono e materiale cartaceo in ordine sparso. L’arredamento è minimal con divanetti in pelle e una grande scrivania sulla quale signoreggia un computer della Apple, fedele testimone di un’agenda fittissima di impegni. Alle pareti ci sono quadri di arte contemporanea dai colori vivaci. Ad occupare la parete più vicina alla scrivania è una bacheca che incornicia una T-shirt con la scritta “Cavalier Muscia numero 1” e tutt’intorno una nuvola di firme dei suoi compagni di avventura. Un’avventura che ha dell’incredibile: nel 2011 la casa madre della grossa società francese presso la quale lavorava, decide di chiudere la filiale italiana licenziando tutti i dipendenti. Enzo non può capacitarsi di dover mettere la parola fine ad una situazione tanto paradossale, infatti il ramo d’azienda italiano va a gonfie vele e nulla fa presupporre il fallimento. Il nostro uomo si trova ad un bivio: da una parte non avrebbe nessuna difficoltà a ricollocarsi in un’altra azienda, dall’altra, c’è la sfida di sovvertire la situazione per aiutare i compagni di lavoro e cambiare radicalmente il suo ruolo nel mondo. Il coraggio e la caparbietà che lo contraddistinguono, lo porteranno ad investire i suoi risparmi, ipotecare la casa per rilevare e far rinascere l’azienda che lo ha licenziato. Non è la buona sorte a far sopravvivere l’A-Novo S.r.l., ma la dedizione: quello che era un piccolo sogno si è realizzato grandiosamente. “CREDICI!” questa è la scritta posta in evidenza sulla sua scrivania e che diventa il messaggio più importante da diffondere soprattutto ai giovani. Quella che doveva essere un’ intervista diventa una piacevolissima chiacchierata; Enzo è rilassato e disponibile, scopro in lui una persona pragmatica, lungimirante e schietta, ricca di un bagaglio di esperienze di vita vera. Si racconta con genuinità, ironizza e non nasconde l’emozione nel riferire quando nel 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli conferì l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, sorridendo aggiunge: “le testate giornalistiche nazionali iniziarono ad interessarsi a noi e, ben presto, mi trovai a prendere più volte l’aereo per incontrare conduttori televisivi che imprenditori. Viaggiavo per show business, ma era indispensabile diffondere il più possibile la storia di A-Novo che forse si rivela una delle più peculiari e adatta, parlando del mercato italiano contemporaneo. A-Novo S.r.l. è la prova che un sogno è realizzabile, se si è disposti a sacrificare il tutto e per tutto per realizzarlo.” Fra i tanti inviti che gli arrivano a iosa, merita menzione la sua partecipazione all’evento intitolato Premio Italo Agnelli 2019. Il suo coraggio è stato recentemente raccontato da Beppe Fiorello nella fiction di grande successo “Il mondo sulle spalle”, su Raiuno e nel libro da lui scritto “Tutto per Tutto.” Oggi Enzo Muscia continua a condurre la sua impresa attraverso le insidie del mercato, fra successi e sfide quotidiane e afferma: “dormo sempre con un occhio solo pensando al lavoro.” Nel Luglio del 2016 IL CORRIERE DELLA SERA gli dedicò un’intera pagina:

“Senza la volontà e la determinazione di Enzo Muscia oggi a Saronno non ci sarebbe la A Novo S.r.l., impresa specializzata nell’assistenza post-vendita di apparecchiature elettroniche in garanzia, schermi Tv, monitor e macchinette per carte di credito e bancomat, non ci sarebbe innovazione e ricerca in un settore di alta specializzazione, non ci sarebbe lavoro per una bella squadra di tecnici. Ci sarebbe soltanto lo scheletro dei vecchi capannoni di Via Banfi, il cimitero degli elefanti di quella che negli anni Novanta era un’azienda leader in Europa”

Saronno è una città che merita reputazione. Un grazie alle persone che come lui hanno dimostrato di “CREDERCI”.

CERAMICHE IN VILLA

in Cultura/Territorio
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L’elegante atmosfera di una villa in Saronno, costruita nei primi del ‘900 e rimasta intatta nella disposizione delle stanze e degli arredi, fa da cornice ad un’esposizione permanente di ceramiche.

Giuseppe Gianetti raccolse, fra gli anni trenta e quaranta, questa eccezionale collezione. Dopo un attento lavoro di catalogazione e ricerca, nel 1994 la villa, (donata dalle sorelle Biffi, cognate di quel Gianetti creatore della collezione), è stata aperta come museo. Il museo saronnese si compone di una raccolta di pezzi, molti dei quali sono rari e alcuni unici, che comprendono ceramiche orientali, maiolica fine e porcellane europee.

Le stanze della villa, sono arredate con mobili, tappeti, arazzi originali, i lampadari sono di Murano e persino gli interrutori della luce sono rimasti inalterati!

Il museo accoglie circa 200 pezzi di porcellana proveniente da Meissen in Sassonia, detta anche “Porcellana di Dresda”, uno dei primi esempi europei, di produzione della porcellana, per tipo e modalità tecniche realizzative: la particolarità di queste raffinatissime porcellane, è da attribuirsi all’alchimista Johann Friedrich Bottger che abbandonò le ricerche alchemiche sulla fabbricazione dell’oro e provò ad impastare caolino e alabastro calcinato ottenendo la famosa “Bottgerporzellan”, un prodotto simile alla porcellana cinese per durezza, lucentezza e trasparenza.

Nel Museo troviamo oggetti curiosi come servizi da tè e caffè da viaggio, accanto a zuppiere e salsiere, (di Vezzi, Richard Ginori) e le produzioni artigianali partenopee di Capodimonte.

Meritano menzione fra le manifatture europee, 65 opere di Vienna, Ludwigsburg, Kloster Veilsdorf, Zurigo, Saint Cloud, Chantilly, Mennecy, Vincennes-Sèvres, Tournai e Chelsea. e Chantilly, oltre a 33 pezzi cinesi e giapponesi realizzati dalla Compagnia delle Indie per l’Occidente.

In occasione del ventennale dall’apertura al pubblico, si è aggiunta la collezione di Aldo Mercenaro, un collezionista di ceramiche settecentesche.

Il museo è dotato di una biblioteca con un migliaio di libri d’arte, collezionati dallo stesso Gianetti, e un bookshop dove si possono trovare i cataloghi (realizzati in occasione delle diverse mostre ospitate dal Museo) anche a prezzi convenzionati.

Molto ricco il calendario di eventi in programma e di laboratori, sia per adulti che per bambini.

Il Museo della Ceramica Giuseppe Gianetti di Saronno è, senza alcun dubbio, una realtà che merita non solo di essere conosciuta, ma anche di essere diffusa.

FERROVIE, LA PARTITA DI TRENORD IN LOMBARDIA

in Territorio
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La situazione dei trasporti in Italia è uno specchio dei problemi del Paese, di un deficit che è prima di tutto culturale rispetto all’idea di mobilità e di innovazione del sistema. Promuovere una mobilità alternativa e sostenibile, basata sul trasporto pubblico è diventata una priorità non rinviabile.

Il tema del trasporto pubblico è essenziale per la qualità della vita delle persone, come lo è il diritto dei pendolari di arrivare a destinazione in sicurezza e in orario. Il 19 gennaio scorso, sono stata ad un incontro sul trasporto ferroviario locale, organizzato dal PD Lombardo che si è tradotto in un’occasione di confronto tra Pendolari, Trenord (che si occupa del trasporto passeggeri e che è attualmente per il 50% di FNM S.p.A. e 50% di Trenitalia) e Rfi (Rete Ferroviaria Italiana – azienda pubblica di F.S. responsabile della manutenzione dei binari).

Al tavolo erano presenti alcuni rappresentanti del PD lombardo: Fabio Pizzul, Pietro Bussolati e Vinicio Peluffo, i Comitati e Associazioni Pendolari, l’Amministratore Delegato di Trenord Marco Piuri e gli amministratori di RFI Lombardia, nelle persone di Luca Cavacchioli e Rosa Frignola.

Pizzul ha introdotto l’argomento dicendo che gli svizzeri sono più bravi, perché capaci di pianificare progetti con lungimiranza e puntualità, mentre noi italiani in assenza di strategie per il futuro, continuiamo a lavorare in un contesto di gestione delle emergenze, rischiando di fare la fine della “locomotiva” della canzone di Guccini, che deraglia su un binario morto.

A seguire, Bussolati consigliere regionale del PD, ha sottolineato che l’incidente di Pioltello del 25 Gennaio dello scorso anno, ha reso evidente una decrescita gestionale di anni ferroviari orribili “degni di un Oscar”, dove sono venute meno responsabilità politiche da parte di Regione Lombardia sul presidio di investimenti sulla rete (“ci vuole cura del ferro”), e mancato supporto ai manager di Trenord per realizzare strategie a lungo periodo. Per Bussolati serve una gara europea per trovare maggiori investimenti per la nostra regione.

Rfi hanno riconosciuto che c’è ancora molto da fare, si sta operando per migliorare la capacità ferroviaria attraverso le tecnologie:  come è stato fatto per il rinnovo tecnologico dell’intero asse  Est- Ovest Greco Pirelli con la centralizzazione del traffico ferroviario da un’unica cabina di regia con benefici in termine di regolarità ed ottimizzazione delle decisioni in caso di criticità per il controllo delle informazioni al pubblico e gli interventi di manutenzione.

I pendolari hanno evidenziato una situazione di  malcontento, chiedono alle istituzioni di uscire dalla situazione di emergenza con l’arrivo di nuovi convogli. Il pendolare, è l’interlocutore diretto che segnala le esigenze più pressanti: come la mancanza di un’ immediata informazione all’utente, l’inopportuna presenza di pubblicità trasmessa sui monitor, rispetto alla necessità di incrementare le informazioni di servizio e gli orari dei treni. I pendolari esprimono preoccupazione per la loro sicurezza soprattutto nelle piccole stazioni, pensano sia necessario creare sinergie con i comuni per intervenire dove ci sono immobili degradati, sale d’attesa non riscaldate, biglietterie chiuse e sottopassaggi pericolosi durante gli orari serali. I pendolari dicono sì alle telecamere, ma anche al potenziamento dell’illuminazione e alla presenza di presidi nelle stazioni. Si è levata un’unanime richiesta di adeguamento al trasporto delle persone disabili. In Lombardia viene rilasciata gratuitamente la Carta Regionale di Trasporto che consente di viaggiare su tutta la rete di trasporto pubblico con tariffe agevolate(ATM, Trenitalia e Trenord). Il problema, però, spesso non è quanto si paga, ma piuttosto come riuscire a salire sui mezzi pubblici.

A nome di Trenord, prende la parola Marco Piuri (Amministratore Delegato dal Settembre scorso) che in modo diretto  ha detto: “gli obiettivi  a cui Trenord deve puntare sono la sicurezza, una maggiore puntualità ed evitare la soppressione di corse. I conti si devono fare in base ai numeri e partendo dalla realtà delle cose. Il cambio di orario entrato in vigore dal 9 Dicembre, è un’azione che vuole ridare regolarità al sistema e che sta dando i primi risultati positivi. Le corse cancellate (disguido che più penalizza i viaggiatori) sono tornate ad un livello fisiologico del meno 2%. Dobbiamo poi fare i conti con il fatto che abbiamo in dotazione un parco mezzi vetusto e, per ridurre la pressione sui veicoli vecchi e più bisognosi di continua manutenzione si è pensato alla sostituzione di un certo numero di corse con bus. Interveniamo su linee che trasportano 7mila persone per migliorare complessivamente il servizio dove ne viaggiano 750mila. La capacità della rete ferroviaria lombarda è al limite. Mi rendo conto che non è semplice allineare le aspettative con le condizioni della realtà ma si deve guardare alla domanda nella sua dimensione e localizzazione reale, per dare risposte a chi si sposta in treno in Lombardia”. La partecipazione è stata un utile confronto fra le parti coinvolte. L’augurio che ci facciamo tutti, è che un domani (non troppo lontano) si riesca attraverso scelte mirate, ad ottenere un servizio sempre migliore senza più gravare sulla pazienza dei pendolari.

CASE DI RIPOSO A SARONNO. NON DIMENTICARE IL VALORE DEGLI ANZIANI.

in Territorio
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L’Italia è diventato uno dei Paesi a più elevato invecchiamento nel mondo e il tema della non autosufficienza legato all’età avanzata delle persone, deve essere sempre più oggetto di attenzione, perché rappresentiamo una società civile e cristiana, vicina ai nostri anziani e rispettosa del prestigio dell’anzianità: nella Roma antica, antichità, oltre al suo significato usuale, significa anche cosa amata. (Nihil mihi antiquius est, nulla mi è più caro, diceva Cicerone).

Proprio a fronte di una pressante richiesta di attenzione al tema (case di riposo economicamente inaccessibili oppure episodi di cronaca legati alla cattiva gestione, se non addirittura trasformate in autentici lager), ho deciso di parlare di alcune strutture per anziani presenti in Saronno.

E’ stato un cammino rivelatore di una realtà che ogni giorno ci sfiora, visto che ognuno di noi nel corso della propria vita ha dovuto o forse dovrà affrontare la dolorosa vicenda di un familiare che, ad un certo punto, non è più in grado di far fronte in maniera autonoma ai propri bisogni quotidiani.

La mia prima visita si è svolta presso Casa Gianetti con una sua storia che merita un accenno. Si tratta di una bella costruzione del seicento, durante la prima guerra mondiale fu attivata come ospedale militare (1916- 1917) in seguito, esattamente il 20 Novembre 1952 fu acquistata dalla Famiglia Gianetti, titolata alla memoria di Giulio Gianetti morto prematuramente. Su suggerimento dell’allora Prevosto di Saronno, Antonio Benetti, venne trasformata in Casa di Riposo, ed in seguito ampliata e aperta alle persone con difficoltà. Nei primi anni ’80 per sopperire alla richiesta del territorio saronnese sempre in aumento, fu costruito un altro reparto, intitolato alle sorelle Biffi e collegato al Reparto Gianetti da un sotterraneo.

Presso la Casa di Riposo Giulio Gianetti, sita in località “Cassina Ferrara” (frazione del Comune di Saronno) in Via Larga 13, ho conosciuto il signor Luigi Colombo e la signora Angela Di Marco, rispettivamente Presidente e Direttore della struttura. Ho trovato in loro disponibilità e competenza nel descrivere la loro Organizzazione, spiegarne la logistica e i servizi offerti agli ospiti. La Fondazione è retta dal Consiglio di Amministrazione composto dal Presidente e altri quattro membri, due dei quali nominati dal Parroco pro-tempore della Comunità Pastorale Crocifisso Risorto, uno dal Prefetto della Provincia di Varese e uno del Consiglio comunale di Saronno. La gestione operativa è affidata al Direttore di Struttura, nominato dal Consiglio di Amministrazione. Oggi tale residenza (Residenza Sanitaria Assistenziale) accoglie 105 ospiti ed è accreditata presso il Servizio Sanitario Nazionale della Regione Lombardia.

Il Presidente Colombo fortemente coinvolto e motivato, mi ha accompagnata per una breve esplorazione dell’edificio dotato di portineria all’ingresso principale, e di sale comuni (animazione, sala da pranzo, sale coffee break) al piano terra. Il Padiglione Gianetti, e il Biffi entrambi sviluppati su due piani, ospitano rispettivamente 65 e 40 ospiti, in camere doppie dotate di bagno, televisore ed aria condizionata. All’esterno l’immenso parco secolare che circonda la struttura dona un’atmosfera tranquilla e rilassante e, quando la stagione lo permette, nell’ampio giardino attrezzato gli ospiti possono trascorrere parte del tempo svolgendo le attività all’aperto.

Giunti al termine del nostro percorso conoscitivo, trovo Patrizia che riconosco e che scopro essere una dipendente della struttura. Patrizia che stava conversando con una vecchina vivace afferma: “Casa Gianetti rappresenta un’alternativa ormai indispensabile per le persone anziane che necessitano non solo di cure ma di attenzioni ogni giorno. Abbiamo avviato sinergie anche con il volontariato, e attraverso attività di musica e movimento, si potenzia lo spirito di gruppo dei nostri ospiti, che vanno considerati soprattutto come esseri umani dotati di capacità da sostenere e stimolare”.

Tanto è stato fatto per raggiungere standard ottimali e molto si potrebbe ancora fare, come ad esempio rendere funzionante una nuova parte della struttura compiuta ma lasciata inattiva per mancanza di risorse.

Portando all’attenzione del Pubblico e delle Autorità questo tema, ci auspichiamo che non venga mai meno il sostegno agli operatori del settore e ai responsabili degli Istituti.

Un secondo incontro, altrettanto interessante è stato quello avuto con Mario Daniele Etro, Presidente della Fondazione FOCRIS (Fondazione Casa di Riposo Intercomunale Saronno Onlus), sita in Saronno – Via Don Vittorio Volpi 4 e operativa dal 2002. Il Dottor Etro, con grande cordialità ha accettato di parlare di questa struttura che opera a sostegno dell’anziano in Saronno. FOCRIS è nata da un’idea vincente, quella di realizzare una Organizzazione dedicata alle persone anziane non più autosufficienti del nostro territorio, voluta da 6 comuni: Saronno, Cislago, Ceriano Laghetto, Misinto Cogliate, Uboldo e Solaro.

Sto osservando il vasto e moderno edificio, composto da un piano seminterrato e da quattro piani fuori terra per una superficie complessiva di circa 4.500 mq. All’esterno la struttura è dotata di ampi spazi con funzioni di attività da parte dei residenti.

Ogni piano 1°, 2° e 3° è dotato di 14 camere a 2 letti e di una camera a 4 letti, considerati i 12 posti letto del piano terra sono in tutto 108 posti . Il dottor Etro (medico di famiglia, medico sportivo, cardiologo e presidente di Focris dal febbraio del 2016), mi parla della Fondazione in modo quasi “premuroso” come chi l’ha vista nascere, (quando era Consigliere comunale), l’ha saggiata da utente (suo papà è stato accolto precocemente in struttura) fino, per volontà del destino, a dirigerla. Etro esordisce così: “a guidare l’operato di Focris è la convinzione che gli anziani rappresentino un tesoro prezioso da custodire, uno scrigno in grado di preservare nel tempo la bellezza delle emozioni semplici, genuine, inestimabili”. Entriamo nella hall di ingresso che è dimensionata in modo da consentire l’agevole movimentazione del personale e dei residenti.

Gli ambienti sono sobri, accoglienti e luminosi; arredati in modo funzionale e moderno. Vi è la possibilità di usufruire di spazi esterni protetti. In particolare, l’area attrezzata a verde, è finalizzata al prevalente utilizzo da parte dei residenti di una zona coperta, che consente il soggiorno estivo all’aperto, anche in caso di maltempo. Proseguendo con la piacevole chiacchierata Etro dice: ”ci rendiamo conto che decidere per la casa di riposo non è una scelta facile da prendere, né per i genitori né tantomeno per i figli che ce li affidano, ci sono dei casi in cui famiglie numerose riescono a badare all’anziano avvicendandosi nella prestazione di cure e presenza per compagnia, ma altri nei quali ciò non è possibile o molto impegnativo. In questi casi, per non restare mai soli, ma continuare a vivere una vita sociale, questa può risultare una decisione vincente. Oltre a questo ha naturalmente un ruolo importante anche la corretta alimentazione che deve essere varia e bilanciata, cosicché l’organismo possa assimilare gli alimenti in maniera ottimale. Nella nostra residenza questo è l’obiettivo ad ogni pasto. Altro elemento importante è l’assunzione dei farmaci, quando prevista, che deve essere garantita e controllata poiché spesso le persone ne dimenticano l’assunzione o al contrario ne abusano. Tutte le figure professionali facenti parte dell’organizzazione lavorano in modo integrato e coordinato per avere un risultato di salute sugli ospiti. Gli interventi sono personalizzati, i comportamenti e le attenzioni degli operatori sono finalizzati a soddisfare i bisogni della persona anziana.”

Il tempo è tiranno ed il nostro incontro volge al termine, ognuno di noi deve tornare ai propri impegni.

Mi rendo conto che, emerge un quadro di alta qualità come strutture di accoglienza per anziani nel saronnese, un vanto per la città di Saronno e i comuni limitrofi e per questo rivolgo un sentito ringraziamento ai vertici organizzativi, e a tutto il personale che vi lavora.

“La mancanza di salute e la disabilità non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona; e la più grave privazione che le persone anziane subiscono non è l’indebolimento dell’organismo e la disabilità che ne può conseguire, ma l’abbandono, l’esclusione, la privazione di amore.”

(Papa Francesco)

Seguire le regole per essere liberi

in Varie ed Eventuali

Ciò che è successo durante l’evento di Sfera Ebbasta  a Carinaldo (AN), è stato un pugno nello stomaco per tutti.  In una discoteca stracolma:  Asia di 14 anni, Daniele di 16, Benedetta di 15, Mattia di 15 , Emma di 14 ed Eleonora, una mamma, di 39 anni, hanno perso la vita, in un fuggi fuggi, prodotto dalla stupidità di qualcuno e dall’avidità di altri. Alcune matrici a disposizione confermano infatti, che all’interno fossero presenti almeno il doppio di persone consentito e non sia stato possibile abbandonare il locale attraverso le uscite di emergenza.

Non mi riusciva proprio di stare zitta: quello successo a Corinaldo sembra essere una costante di tutti gli altri concerti di musica “trap”, l’obiettivo non sono i concerti blasonati dove la security è un lavoro e la musica è professione, scelgono  proprio un contesto e un pubblico fatto di quattordicenni che della vita ancora non sanno nulla, ma la respirano dai testi di un cantante che già idolatrano.

Ma chi è Sfera Ebbasta?

Gionata Boschetti, 26 anni, da Cinisello Balsamo, in arte Sfera Ebbasta, è un cantante pioniere in Italia di un genere, la trap che negli ultimi anni si è impadronito delle classifiche mondiali.

La trap, come genere, storicamente, così dice wikipedia, è legata alle narrazioni di storie di droga, le cosiddette “Trap House” infatti ad Atlanta erano proprio gli appartamenti dove la droga veniva tagliata e impacchettata. Storie dure che Sfera Ebbasta raccoglie e ripropone nei suoi versi fin dal principio in salsa milanese: “Un chilo nel baule, ah, per davvero/Cuscino senza piume, ah, per davvero/In giro tutto il giorno si, per davvero/Sotto i palazzoni, mmmh, per davvero/E ho mollato scuola si, per davvero/E ne fumo cinque all’ora si, per davvero/Mia mamma non lavora no, per davvero/E farò una rapina, rrrrahh, per davvero/I frà fanno le bustine, mmmh, per davvero/E poi le vendono in cortile, mh, per davvero/Fanculo alla madama, ah, per davvero/Scippiamo una puttana, si, per davvero”.

La materia prima  è questa, un’interpretazione che strizza l’occhio all’istigazione a due/tre reati del codice penale. Musicalmente si rispetta il minimalismo del genere e a me viene subito da chiedermi quale sia il confine tra il minimalismo e il vuoto.

Sulla questione è intervenuto Jovanotti, lanciando un appello a chi lavora nel mondo delle discoteche: “Io lavoro nei locali da quando ho 16 anni, ho cominciato nelle discoteche e quindi è la mia storia, è la mia vita, voglio semplicemente rivolgermi a chi lavora in questo ambiente, agli addetti ai lavori, ci sono tantissime leggi. Applicate queste leggi con più attenzione possibile. È l’unica cosa che possiamo fare”.

Mi sento di aggiungere che, anche imporre un orario di rientro notturno ai figli  minorenni ha un significato di tutela oltre che educativo; rispettare l’orario di rientro dato dai genitori significa abbracciare un modello familiare che deve essere capace di dire  “NO” quando necessario. La famiglia è una comunità e deve avere delle regole che ogni membro dovrebbe rispettare. Comunicare dove si va e quando si torna è una forma di correttezza e sicurezza per il nucleo familiare.

Cenerentola, nella corsa per rispettare l’orario di rientro, ha perso la preziosa scarpetta di cristallo; lei doveva rientrare entro mezzanotte.

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