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Novella Ciceroni

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Novella Ciceroni
45 anni al lancio di questo blog, dopo un'esperienza di 13 anni in una multinazionale delle telecomunicazioni, insegno Sistemi e Automazione Industriale nell'Istituto Tecnico Industriale cittadino. Ho una grande passione per la comunicazione e il marketing digitale. Ho scelto Saronno per costruire la mia famiglia e vorrei contribuire a farne la città che merita di essere.

UN PROGETTO PER IL RESTAURO DI PALAZZO VISCONTI DEL 2004 ANCORA ATTUALE (2/2)

in Cultura/Territorio/Vita Pubblica

Quale funzione per Palazzo Visconti una volta restaurato ?

Lo abbiamo chiesto all’architetto Andrea Bonetti che, nel 2004, quando era ancora uno studente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, decise di dedicare la sua tesi di laurea allo studio di un progetto per la riqualificazione del Palazzo. Ecco la seconda parte della sua intervista.

Crede che Palazzo Visconti possa essere restaurato per qualsiasi tipo di funzione o ne escluderebbe qualcuna e in tal caso perché ?

All’epoca del progetto, circolava la voce che il Comune stesse valutando l’ipotesi di trasferire i suoi uffici a Palazzo Visconti, in seguito ad un intervento radicale di adeguamento. L’idea non ha poi avuto alcun sviluppo concreto, rendendo di fatto impossibile valutare eventuali progetti esecutivi.

Ritengo che non sia comunque possibile trasferire l’interezza degli uffici comunali negli spazi di Palazzo Visconti, anche a causa degli interventi di adeguamento tecnico e tecnologico che stravolgerebbero la struttura, con costi esorbitanti.

Anche l’utilizzo precedente, con assegnazione dei locali a varie associazioni, ha presentato problemi: una fruizione così eterogenea, parcellizzata, priva di un controllo unitario, ha condotto ad un progressivo degrado non solo delle facciate, ma anche degli spazi interni.

A mio parere Palazzo Visconti potrebbe prestarsi a sede di rappresentanza del Comune, magari ospitando gli uffici del Sindaco e degli assessori. Oppure come Centro Civico, recuperando i saloni e la corte ad un uso collettivo. E’ in ogni caso fondamentale che venga frequentato quotidianamente, poiché solo così è possibile garantire una manutenzione continua e di qualità. Assegnare il Palazzo ad un soggetto privato, tramite una convenzione con il Comune, potrebbe essere una soluzione alternativa alla precedente. In questo caso credo sia fondamentale che il soggetto in questione sia uno soltanto, e che a fronte dell’usufrutto gratuito si faccia carico del recupero funzionale, del restauro, e della conservazione dell’edificio. In quest’ottica potrebbe trovare utilizzo come spazio per eventi, per ristorazione di qualità, come sede di rappresentanza di fondazioni, comunque in grado di attrarre la frequentazione quotidiana di cui all’ipotesi precedente.

Sarebbe possibile e/o auspicabile secondo lei una riqualificazione per gradi (prima il cortile, …) ?

Ormai la vedo una soluzione poco praticabile. Sarebbe stato possibile all’epoca in cui ho elaborato il progetto, che appunto prevedeva come primo passo il restauro delle facciate e degli spazi di maggior rappresentanza, procedendo poi per gradi ad un recupero completo.

Oggi, trascorsi almeno tre lustri senza alcun intervento, l’unica soluzione praticabile è un intervento completo che interessi l’interezza della struttura.

Come secondo lei gli studi già fatti sarebbero un punto di partenza per la riqualificazione del Palazzo ?

Ogni studio, ogni proposta, ogni intenzione con accenti concreti può essere un punto di partenza.

UN PROGETTO PER IL RESTAURO DI PALAZZO VISCONTI DEL 2004 ANCORA ATTUALE (1/2)

in Cultura/Territorio/Vita Pubblica
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E’  curioso sapere come chi passa un periodo della sua vita a Saronno si accorga di un vecchio Palazzo in centro città,  che versa ormai da anni in un degrado inarrestabile pur mantenendo il suo fascino: curioso come se ne accorga, se ne interessi e se ne innamori mentre chi amministra la città se ne dimentichi l’esistenza. E’ successo anche all’architetto Andrea Bonetti, allora studente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano che nel 2004 decise di dedicare la sua tesi di laurea allo studio di un progetto per la riqualificazione del Palazzo.

La storia dell’Architetto Bonetti ci ha incuriosito molto. Lo abbiamo, perciò, intervistato:

Architetto Bonetti, cosa fa adesso e come e quando si è trovato a presentare un progetto per la riqualificazione di Palazzo Visconti ? Chi era allora il Sindaco e qual è stata la richiesta da parte del Comune di Saronno ?

Mi chiamo Andrea Bonetti ed attualmente sono il titolare di ArchiTrek, uno studio di architettura che negli anni si è occupato di progetti su varia scala, sia in ambito residenziale sia commerciale.

Il progetto di restauro, relativo al solo corpo centrale del Palazzo Visconti, risale ormai a quasi 15 anni fa.

E’ stato elaborato su mia iniziativa nell’ambito di un laboratorio universitario (Laboratorio di Restauro Architettonico prof. F. Augelli – prof. Micol Dell’Orto – prof. A. Piccin).

Tra il 2004 ed il 2014 ho abitato a Saronno, ed ho avuto modo di conoscere alcune questioni irrisolte che hanno suscitato la mia curiosità ed il mio desiderio di approfondirle. Tra queste, le precarie condizioni di Palazzo Visconti hanno attivato una sorta di “richiamo”, ponendomi nella condizioni di informarmi sulla sua storia, su eventuali iniziative di recupero a nuove funzioni, e così via.

Quando si è presentata l’occasione di poter approfondire quest’interesse, attraverso lo sviluppo di un progetto di restauro in ambito universitario, la scelta del soggetto da studiare si è diretta immediatamente verso il palazzo.

Non si è quindi trattato di un intervento richiesto dal Comune, ma di un’iniziativa personale. Il mio gruppo ha comunque ricevuto supporto, per quanto possibile, da parte degli Uffici in modo da accedere a diverse zone del Palazzo e consultare la documentazione disponibile negli archivi.

In particolare mi ha attratto lo sfondo storico di cui il palazzo è stato testimone, avendo attraversato più di cinque secoli durante i quali ha esercitato funzioni diverse a seconda del momento particolare.

Ma anche il fatto che la comunità sembra essersi dimenticata della sua importanza (e spesso della sua stessa esistenza), ha giocato un ruolo primario nella scelta.

Il complesso, noto anche come “ex Pretura”, è situato ai margini del centro storico di Saronno, lungo il corso del torrente Lura. Il nucleo originario, sorto forse nel XVI secolo, era sicuramente di dimensioni più ridotte, sia in ampiezza che in profondità, e privo delle due barchesse che oggi definiscono il perimetro della corte interna. Così come appare oggi, l’organismo architettonico è il risultato di modifiche ed aggiunte al corpo originario, operate tra la fine del XVI secolo ed i primi decenni del Novecento. Si presenta costituito da un corpo principale (oggetto di questo studio), con due piani fuori terra. Disposto lungo un asse est -ovest, sul fronte esposto a sud possiede un portico a tre campate, sorrette da coppie di colonne in granito rosa di Baveno. Alle estremità del portico si trovano due corpi scala, uno monumentale (a est) che conduce al piano ammezzato e al piano nobile, l’altro più modesto che distribuisce invece gli alloggi del piano ammezzato e alla barchessa est.

In più, essendo venuto a conoscenza del fatto che nel 2006 avrebbero probabilmente avuto inizio i lavori di vario genere da parte del Comune, questo progetto offriva la possibilità di documentare quale fosse la situazione prima dell’intervento.

Purtroppo non è stato possibile accedere a molti dei locali interni, essendo già il palazzo in fase di sgombero. I corpi laterali, inoltre, erano e sono inaccessibili a causa delle precarie condizioni statiche, e ci è stato consentito dall’Amministrazione di compiere solo una breve campagna fotografica all’interno di uno di essi. Di conseguenza si è deciso di dedicarsi in modo esclusivo allo studio del corpo centrale, che comunque è quello che presenta tutte le stratificazioni derivanti dai numerosi interventi sulla fabbrica: mentre esso è il risultato di almeno quattro grandi interventi, operati tra il XVII ed il XX secolo, che ne costituiscono l’organismo attuale, i corpi laterali sono entità indipendenti che al corpo centrale si addossano. La prima fase della campagna di rilievo si è svolta quasi completamente attraverso sopralluoghi sull’area di studio. Durante queste perlustrazioni, l’intento era di “prendere confidenza” con il Palazzo e con il suo intorno, studiandone la morfologia ed i volumi in rapporto anche all’edificato circostante. I sopralluoghi “in situ” si sono rivelati, per ovvie ragioni, un momento fondamentale in tutte le fasi di lavoro. Il contatto diretto, visivo e tattile, ha permesso di compiere una prima analisi di quanto è acquisibile attraverso un’indagine macroscopica. L’identificazione dei materiali, compiuta inizialmente per macrocategorie (malte, legni, metalli, ecc.) è stata effettuata mediante osservazione diretta e prelievo di campioni. Questi sono stati raccolti tra i detriti derivanti da distacchi avvenuti in precedenza, e da parti in fase di distacco avanzata, con l’intento di procurarsi un campionario il più completo possibile. Nelle fasi preliminari del progetto di conservazione sono state individuate le tipologie di interventi da porsi in atto (pulitura, consolidamento, protezione, ecc). Si è stabilito di seguire una linea di intervento vicina alle tecniche edilizie tradizionali.”

 

Che tipo di utilizzo futuro prevedeva il progetto ? Può chiarire per tutti cosa si intende per restauro conservativo (ci sembra di ricordare si sia trattato di questo) ?

Sono interventi di restauro e di risanamento conservativo, gli interventi edilizi rivolti a conservare e recuperare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili.

Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

  • il restauro: finalizzato principalmente alla conservazione, al recupero ed alla valorizzazione dei caratteri dell’edificio, sopratutto dei caratteri di interesse storico-artistico, architettonico o ambientale, anche con l’impiego di materiali e tecniche diverse da quelle originarie, purchè congruenti con il carattere dell’edificio;
  • il risanamento conservativo: finalizzato principalmente al recupero igienico, statico e funzionale dell’edificio per il quale si rendono necessari il consolidamento e l’integrazione degli elementi strutturali e la modificazione dell’assetto planimetrico, anche con l’impiego di materiali e tecniche diverse da quelle originarie, purché congruenti con i caratteri dell’edificio.

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo possono essere finalizzati anche alla modifica della destinazione d’uso degli edifici purché la nuova destinazione sia compatibile con i caratteri tipologici, formali e strutturali dell’organismo edilizio e sia ammessa dagli strumenti urbanistici vigenti.”

 

Che tipo di vantaggio/svantaggio può presentare un restauro conservativo rispetto a un intervento più radicale? Potrebbe essere una soluzione ancora applicabile dato il notevole peggioramento delle condizioni della struttura?

Negli interventi di restauro conservativo, lo scopo è mettere in atto tutte le operazioni necessarie per garantire che l’opera possa, appunto, conservarsi nel tempo così da essere tramandata.

Si parte dal concetto che gli edifici siano veri e propri documenti storici, sui quali è possibile individuare le tracce della società e delle sue evoluzioni.

E’ necessario valutare lo stato di fatto dell’opera, individuare i suoi caratteri originali sia da un punto di vista morfologico che materico, sottolineare le eventuali incoerenze frutto di interventi successivi, che possono causar danno nel lungo termine.

La scelta di avvalersi, per le operazioni di conservazione, di tecniche e materiali vicini a quelli propri dell’edilizia su cui si interviene presenta diversi vantaggi. In primo luogo, si circoscrivono i problemi che potrebbero derivare da incompatibilità tra i materiali originali e quelli utilizzati nelle operazioni di restauro. Inoltre, dal punto di vista economico, l’adozione di materiali “generici” permette di ottenere ottimi risultati, limando contemporaneamente i costi superflui. Ad esempio, se un intonaco a calce viene realizzato a regola d’arte con tecnica tradizionale, è perfettamente in grado di offrire alla struttura la protezione necessaria dagli agenti atmosferici, anche senza l’applicazione di ulteriori sostanze impregnanti e idrorepellenti. In sostanza, più che la “modernità” dei prodotti utilizzati, ciò che importa ai fini di una buona conservazione è la qualità degli interventi realizzati.

Va però sottolineato che la condizione basilare per evitare la rovina di un manufatto architettonico esula da tutto quanto fino ad ora esposto.

Se un edificio storico, soprattutto nelle condizioni in cui versa questo nostro, non viene fruito dalla collettività, è inevitabilmente destinato a deperire. Essere frequentato, vissuto, rappresenta la condizione stessa che ne giustifica l’esistenza; se questa viene a mancare, si perde la ragione stessa della sua sopravvivenza.

La moltitudine delle opere di manutenzione, ed anche degli interventi di restauro, non possono essere sufficienti, ma bisogna innanzitutto restituire al Palazzo Visconti un ruolo, un’identità.”

 

… continua 

 

SCUOLA PRIMARIA RODARI: SARONNO NON E’ FRA I COMUNI FINANZIATI (PIANO 2018)

in Cultura/Vita Pubblica
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Con la delibera di giunta n. 116 del 03/07/2018, l’Amministrazione Comunale ha aderito al bando denominato “PROGRAMMAZIONE
NAZIONALE IN MATERIA DI EDILIZIA SCOLASTICA PER IL TRIENNIO 2018-2020 -EMANAZIONE AVVISO PER LA RACCOLTA DEL FABBISOGNO DI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLASTICA” (DGR n. 7764 del 17.01.2018 e Decreto R.L. n. 5792 del
23.04.2018) allo scopo di ottenere un finanziamento di 4 milioni di euro (dei 5 milioni necessari) per la costruzione della nuova scuola primaria GIANNI RODARI con sede in via Toti a Saronno.

Lo scorso 5 novembre il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha pubblicato il Decreto n. 615 del 12 settembre 2018, con cui è stata approvata la Programmazione Unica Nazionale 2018-2020 in materia di edilizia scolastica, nella quale confluiscono i Piani regionali.
Tali Piani contengono tutti i progetti considerati ammissibili presentati da Comuni, Province e Città Metropolitane, a seguito delle candidature avanzate con i bandi regionali della scorsa estate.

Purtroppo il progetto relativo alla costruzione della nuova scuola primaria GIANNI RODARI non è fra i 189 progetti ammissibili al finanziamento nel Piano relativo al 2018: il progetto risulta, invece, presente in posizione 200, nella lista dei potenziali ammissibili al finanziamento per il 2019 e il 2020.

Link alla Graduatoria dei Comuni ammessi nel Piano 2018

Elenco fabbisogno 2019-2020

 

AREA FESTE: FACCIAMO IL PUNTO

in Vita Pubblica
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“Attualmente manca uno spazio adibito a feste, concerti ed eventi e di conseguenza la volontà organizzativa e lo spirito propositivo delle associazioni si scontrano con problemi di costi, spazio, attrezzature e permessi. E’ in progetto la creazione di un’area coperta, attrezzata con cucina, che possa essere noleggiata dalle associazioni a prezzi convenienti e accessibili. Una struttura a disposizione delle associazioni e dei gruppi che alimentano la vita sociale della città per realizzare feste ed eventi”.

Poche righe e la progettualità dell’ “Area Feste” è così liquidata sul Documento Unico di Programmazione per il triennio 2019-2021 (DUP): nessun dettaglio su tempi e modi di realizzazione della struttura, niente sulla sua futura modalità di gestione, nessun piano di azione.

Chiari gli scopi “… che possa essere noleggiata dalle associazioni a prezzi convenienti e accessibili” e i costi: nel 2017 sono stati spesi circa 100.000 euro (considerando anche le spese notarili) per l’acquisto di una parte del terreno che ospiterà l’Area. Nel piano investimenti del DUP 2019-2021 è previsto un investimento triennale di 700.000 euro di cui 500k € nel 2019, 100k € nel 2020 e 100k € nel 2021. Circa metà della spesa di investimento relativa al 2019, pari a 225.000 euro, servirà per acquistare un ulteriore terreno.

Per l’Area Feste si è quindi già speso 100k euro e si spenderanno complessivamente 800k euro.

Se dovessimo fare un elenco delle priorità della città, l’Area Feste, localizzata in periferia e in una zona già congestionata dal traffico, penso trovi collocazione negli ultimi posti in classifica: in tempi di mancanza di risorse per le strutture pubbliche come questi, infatti, tempi in cui per fare qualsiasi cosa, anche di primaria importanza (penso ad esempio al rifacimento della scuola Rodari, che versa in condizioni disastrose) si deve sperare di vincere un bando regionale o nazionale, sembra una follia spendere 800.000 euro nella realizzazione di una struttura per le feste delle associazioni della città.

Sarebbe allora più adeguato un investimento per intervenire sul degrado costante di edifici storici come Villa Gianetti e Palazzo Visconti, i quali, in condizioni di agibilità e sicurezza del parco (Villa Gianetti) o del cortile (Palazzo Visconti), potrebbero servire anche a ospitare le feste.

La cifra per la realizzazione dell’Area è considerevole: potrebbe avere un senso spenderla solo se davvero ci fossero molte richieste per eventi di medie/grandi dimensioni, che come conseguenza porterebbero un buon ritorno economico e d’immagine alla città e alle casse comunali. Chi ha gestito questo progetto ha svolto un’analisi di mercato valutando i costi e soprattutto i benefici? Dubito… ma vorrei sbagliarmi e ricevere risposte contrarie, per il bene di Saronno.

Se poi consideriamo, nella migliore ipotesi, che i costi a consuntivo rispecchieranno la cifra pianificata, senza cioè aggiunta di altro denaro rispetto agli 800k euro, e che i tempi per la realizzazione e messa in funzione saranno rispettati, l’Area Feste sarà pronta all’uso almeno un anno dopo la fine del quinquennio di questa Amministrazione. A quel punto, senza una strategia e un vero piano di gestione, è molto probabile che l’opera rimanga incompiuta e di conseguenza inutilizzata, per altro tempo indefinito. In questo scenario saremmo di fronte ad un vero spreco di risorse e di denaro pubblico che sarebbero potuti essere investiti in progetti più importanti per Saronno.

 

 

 

GREENWAY “INGESSATA” DOPO IL RICORSO AL TAR: COSA NE SARA’ DEL FINANZIAMENTO DEL MINISTERO?

in Territorio/Vita Pubblica
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La sera del 13 Dicembre 2018, in una sala del edificio comunale, si e’ tenuta la Commissione mista Urbanistica e Lavori Pubblici in seduta aperta al pubblico per discutere della viabilità del quartiere Stra’ Fossaa, quello dei ponticelli di via Reina e via Don Monza.

Più che la possibile soluzione al miglioramento della viabilità e della sicurezza del quartiere, di ardua determinazione a sentire le diverse posizioni degli abitanti delle varie vie, e’ interessante notare come il problema viabilità torna di attualità come conseguenza del ricorso al TAR Lombardia Milano per chiedere l’annullamento del Decreto della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del 27.03.2018.

Con il sopra citato Decreto, la Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e Paesaggio territorialmente competente, ha dichiarato il bene denominato “tratta della linea ferroviaria storica Novara – Busto Arsizio – Saronno – Seregno” – sito nel Comune di Saronno – di interesse culturale storico particolarmente importante, bloccando così l’avvio dei lavori per la realizzazione della Greenway “raso terra” iniziati con le dovute predisposizioni per l’abbattimento del ponticello di via Reina.

Da parte dell’Amministrazione Comunale, la sera del 13 Dicembre, si e’ messo in evidenza come l’abbattimento dei ponticelli, che avrebbe determinato un vero cambiamento alla viabilità del quartiere, sia “ingessato” dal responso del ricorso al TAR i cui tempi canonici sono, come tutti sappiamo, lunghissimi.

Si ripresenta, quindi, il tema della viabilità del quartiere Stra’ Fossaa, a cui l’Amministrazione Comunale ha intenzione di rispondere prima dello scadere del mandato amministrativo.

Ma non solo.

Si ripresenta anche un altro tema: cosa si farà con il finanziamento del Ministero dell’Ambiente per il progetto CMS, di cui la Ciclopedonale “raso terra” sul tratto dismesso della ex ferrovia Saronno Seregno vale circa 600.000 euro ?

Cosa si farà di questi soldi se la Greenway nel 2019 ( scadenza per la realizzazione del progetto ) come e’ ormai chiaro, non si farà ?

Come cambierà il progetto di destinazione del finanziamento del Ministero per quanto riguarda le infrastrutture nel Comune di Saronno? Se non si vogliono perdere i soldi del finanziamento, il progetto va cambiato e, sappiamo tutti, non sarà mai la Ciclopedonale sopraelevata !

Quando sarà presentato ai cittadini saronnesi il nuovo progetto ?

Comitato per l’Ospedale: prima riunione operativa

in Territorio/Vita Pubblica
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Il 3 Dicembre 2018, come annunciato precedentemente, si è riunito il Comitato per la salvaguardia dell’Ospedale di Saronno, nella sua prima riunione operativa.

Alla riunione non era presente un gran numero di persone, né tutte le 13 Associazioni che vi hanno aderito e nessun rappresentate dell’Amministrazione Comunale:  ciò ha lasciato un pò di delusione in chi scrive ritenendo questo un ennesimo segnale del disinteresse della città alla vita pubblica della stessa.

Durante la riunione è stato presentato lo “stato dell’arte” della situazione del nostro Ospedale, come illustrato in un comunicato stampa inviato dal Comitato successivamente, che pubblichiamo per la conoscenza di tutti i cittadini:

Comunicato Stampa

comitato.ospedaledisaronno@gmail.com

“Il Comitato per la salvaguardia ed il rilancio dell’Ospedale di Saronno esprime grande preoccupazione per il futuro di un’azienda che avrebbe tutte le caratteristiche per esser ben più di quel che è diventata: la posizione strategica, il bacino di utenza di oltre 150.000 persone distribuite in 4 province, la sua strutture e la sua storia secolare avrebbero giustificato investimenti ed opere che nel corso del tempo e nonostante alcuni cospicui stanziamenti finora inutilizzati, non vi sono stati.

Si è, invece, assistito negli ultimi 10 anni ad una progressiva perdita di primariati e di servizi, di personale sanitario (medici, infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari) ed amministrativo che ha prodotto pesanti sofferenze in quasi tutte le unità operative del nostro nosocomio.

Queste carenze si sono ripercosse pesantemente sul personale stesso, costretto ad attività spesso insostenibili e che hanno provocato inaccettabili aumenti dei tempi di attesa sia delle attività di reparto sia dei servizi ambulatoriali. Accanto a ciò non possiamo tacere l’aggravante dell’obsolescenza o della mancanza di attrezzature diagnostiche e terapeutiche adeguate.

Particolarmente carente è la sitazione del personale della Divisione di Anestesia e rianimazione che comporta, inevitabilmente, gravi ritardi dell’attività chirurgica;

in non migliori condizioni appaiono reparti essenziali quali la Chirurgia generale, l’Ostetricia e ginecologia, l’Ortopedia , ampiamente al di sotto dell’organico di ruolo previsto.

Accogliamo, comunque, con favore quanto Regione Lombardia ha assegnato per l’acquisto di una nuova TAC e della Risonanza magnetica ed attendiamo l’inizio dei lavori per la realizzazione delle nuove sale operatorie, già da tempo progettate e mai attuate.

Il Comitato guarda con molta attenzione alla nomina del nuovo Direttore generale che avverrà nelle prossime settimane: dovrà gestire una fase eccezionalmente critica del nostro Ospedale nel contesto di un piano di grandi cambiamenti riguardanti gli Ospedali di Busto e Gallarate. Dovrà esser in grado di proporre, allocare risorse e portare a realizzazione un disegno complessivo dove le diverse unità si possano integrare secondo criteri di funzionalità ed efficacia per i Pazienti che si rivolgeranno a Saronno, adeguatamente rilanciato, ed a Busto/Gallarate secondo i ruoli a ciascuno assegnati.

E’ ormai urgente che si inverta la tendenza al depotenziamento per dare all’Ospedale di Saronno quel “futuro roseo” che l’Assessore al Welfare della Regione Lombardia annunciò nel novembre del 2016, durante un incontro pubblico cui parteciparono numerosissimi saronnesi.

E che, ad oggi, fatichiamo a vedere.

Associazione Medici di Medicina generale, AVIS Saronno, AILAR, CRI Saronno, Croce Azzurra Saronno, ASVAP4, AVULSS, AUSER, Associazione Diabetici; Medicina democratica, Associazione Saronno per tutti, Lions Club Saronno Host, Circolo della Bussola e numerosi cittadini saronnesi”

20.000 € dal MIUR per la realizzazione di Ambienti di Apprendimento Innovativi: scadenza 17 Dicembre 2018

in Varie ed Eventuali
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L’Avviso Pubblico emesso in data 27 Novembre 2018, si inserisce nell’ambito dell’Azione #7 “Piano Laboratori” del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD) e intende promuovere la realizzazione nelle scuole di “ambienti di apprendimento innovativi” ossia ambienti e spazi di apprendimento attrezzati con risorse tecnologiche innovative, capaci di integrare nella didattica l’utilizzo delle tecnologie.

I recenti studi evidenziano che i termini di “aula” o “classe” non sono più sufficienti da soli a definire il contesto istituzionale in cui si colloca la didattica. Secondo l’OCSE, un “ambiente di apprendimento” è un ecosistema olistico che deve tener conto di quattro elementi fondamentali: i docenti, gli studenti, il contenuto e le risorse; queste ultime si articolano in “spazi di apprendimento” e “risorse digitali”. …
Uno “spazio di apprendimento” innovativo può oggi essere fisico e virtuale insieme, ovvero “misto”, arricchendo il contenuto della didattica di risorse digitali fondate sulla realtà virtuale e aumentata. Esso è caratterizzato da flessibilità, adattabilità, multifunzionalità e mobilità, connessione continua con informazioni e persone, accesso alle tecnologie, alle risorse educative aperte, al cloud, apprendimento attivo e collaborativo, creatività, utilizzo di molteplici metodologie didattiche innovative. Tali spazi si configurano come ambienti smart per la didattica, ecosistemi di apprendimento che rafforzano l’interazione studenti-docenti-contenuti-risorse.

La proposta progettuale deve riferirsi ad un unico ambiente didattico e laboratoriale digitale situato presso l’istituzione scolastica e deve essere collegato a un progetto di innovazione didattica, previsto nel Piano dell’offerta formativa (PTOF).

Il contributo massimo attribuibile dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca a ciascuna istituzione scolastica per la realizzazione degli ambienti di apprendimento innovativi è pari ad euro 20.000.

Le proposte progettuali devono pervenire da parte delle istituzioni scolastiche ed educative statali del primo ciclo e del secondo ciclo di istruzione entro il 17 Dicembre 2018.

Link all’Avviso Pubblico. 

Scegliere la scuola superiore guardando il mercato del lavoro

in Cultura/Territorio
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Nel gergo tecnico si chiama mismatch: è la non corrispondenza fra domanda e offerta di lavoro.

Significa che le imprese non trovano i profili professionali che cercano mentre il tasso di disoccupazione giovanile è al 17%.

Una recente analisi di Confindustria mostra come le imprese non trovano il 33% delle professionalità tecniche richieste. Nei prossimi 5 anni ci sarà richiesta di 469.000 fra tecnici, specializzati ITS e laureati in materie scientifiche e almeno 1 su 3 non si troverà. E’ l’effetto dell’innovazione tecnologica delle imprese, grazie anche ai finanziamenti statali su Industria 4.0, che non corrisponde, però, al tipo di preparazione di chi cerca lavoro: l’industria Italiana si sta dotando di macchine nuove ma non trova chi è preparato per farle funzionare.

Il processo del CERCO ma NON TROVO è già iniziato. Ho da poco saputo, ad esempio, che un’azienda del territorio sta tenendo ferme le proprie macchine perché non trova un perito meccanico con conoscenze del linguaggio specifico di programmazione CNC di una nota azienda produttrice di macchine utensili: un perito meccanico neo diplomato che pagherebbe 1500 € al mese.

Da cosa ha origine questo paradosso?

Sicuramente c’è il fatto che tecnologia e formazione nelle scuole vanno a due velocità diverse: se guardiamo la prova di esame di maturità degli Istituti Tecnici, ad esempio, ci possiamo rendere conto che la “seconda prova”, quella di indirizzo, è identica a quella di 30 anni fa. Un buon docente deve andare contro corrente prendendosi tutti i rischi del caso: non guardare ai programmi ministeriali o, quanto meno, non prenderli “alla lettera” e guardare, invece, a cosa serve alle aziende. Sono stata a un corso di formazione per docenti tenuto da una multinazionale della robotica industriale e la cosa più utile che mi sono portata a casa, più che le nozioni di programmazione SW del loro robot, è stato un elenco di argomenti che un perito tecnico dovrebbe conoscere una volta diplomato.

C’è, poi, la tendenza a iscrivere i propri figli/e tutti al liceo: perchè i bravi vanno al liceo, quelli un pò meno bravi agli Istituti Tecnici, i restanti, agli Istituti Professionali. Schema radicato nel pensiero delle famiglie e, sopratutto, degli insegnanti delle scuole medie.

Infine, ancora poche ragazze si sentono “adeguate” a intraprendere un corso di studi di tipo scientifico (le ormai note materie STEM), anche dopo tutto lo sforzo che si sta facendo per combattere gli stereotipi di genere.

Entro la fine di Gennaio 2019 dobbiamo iscrivere i nostri figli/e alla scuola superiore: facciamo una scelta anche guardando il mercato del lavoro.

Un Comitato per l’Ospedale della nostra Città

in Territorio/Vita Pubblica

Su iniziativa del Circolo della Bussola, con la adesione di quindici Associazioni operanti in città e nel saronnese nel settore sanitario e dell’assistenza, si è costituito un Comitato per la salvaguardia ed il rilancio dell’Ospedale di Saronno: ad esso sono invitati ad aderire singoli cittadini, operatori sanitari e altre Associazioni operanti nel settore, che vorranno aggiungersi a quelle che hanno partecipato alla sua costituzione.

Lo scopo del Comitato, ci fanno sapere i promotori, è quello di operare affinché l’Ospedale della nostra Città torni ad essere di riferimento per i cittadini e per i medici del territorio come lo è stato efficacemente per oltre un secolo e fino a pochi anni fa.

Aggiungono:

“Le finalità pratiche del neonato Comitato saranno:

  • una adeguata e corretta informazione sulla realtà attuale
  • la raccolta di esigenze e pareri dei cittadini
  • l’analisi delle situazioni del Personale sanitario ed amministrativo in relazione ai bisogni ed alle eventuali carenze delle strutture presenti o mancanti, delle situazioni logistiche e delle disponibilità attuali e future di fondi a favore del nosocomio saronnese della rete di servizi presenti nel presidio ospedaliero e nel territorio e della loro adeguatezza alla soddisfazione del bisogno di salute
  • la costruzione di una rete di rapporti con la medicina del territorio e con le Associazioni impegnate nel supporto ai Pazienti
  • la promozione di un confronto costruttivo con la dirigenza dell’Azienda ospedaliera , dell’ATS e con la Regione
  • il coinvolgimento e la collaborazione con le Amministrazioni locali prese di posizione pubbliche sui problemi pratici attuali (liste d’attesa, servizi mancanti o deficitari, ritardi, malfunzionamenti…)ed emergenti

La prossima riunione si terrà il 3 Dicembre 2018.

Per le adesioni o semplicemente per informazioni si può contattare il Comitato scrivendo una e-mail a: comitato.ospedaledisaronno@gmail.com

 

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